venerdì 15 luglio 2011

Luttazzi smascherato! (10 giugno 2010)

Continua la saga di "Luttazzi copia" sulla scorta di un video anonimo che "smaschera i plagi di Luttazzi". Notizia succosa, come no; ma inesistente. Il video in questione è diffamatorio. Infatti non scopre nulla che io non abbia già detto da anni. Ad esempio su questo blog:
Chi adesso finge di "scoprire" una cosa che "Luttazzi tiene nascosta" diffama consapevolmente, per ovvi motivi.
* Ai malfidati giallisti in erba che hanno preferito interpretare un aggiornamento redazionale come prova di chissà quale misfatto, offro il seguente passito da meditazione, direttamente dall'archivio:
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Il gioco della Caccia al Tesoro è proprio il modo con cui ho dichiarato pubblicamente (prima di qualunque fantomatica "scoperta") lo Stratagemma di Lenny Bruce (lo trovate nel libro "Lenny Bruce!" di Albert Goldman) che ho adottato come difesa dalle querele miliardarie e dagli attacchi della stampa. Ogni querela (per plagio o diffamazione) sostiene sempre che la mia non è satira, ma insulto e volgarità gratuita. Idem i giornali di destra, che poi gli avvocati dell'accusa usano nelle citazioni come prova che la mia non è satira. Quando riportano i miei monologhi "pieni di insulti e volgarità", però, inevitabilmente citano anche i brani di Bruce, Carlin, Hicks, Rock, Schimmel ecc. che vi ho inserito. In questo modo, semplice ma geniale, si dimostra che non sanno distinguere la volgarità dalla satira. Anche gli attacchi della stampa vengono respinti così, e lo si è visto col caso Decameron e la battuta su Ferrara, che alludeva a un celebre monologo di Bill Hicks.**
Si ripetono. Qualche giorno fa, il Giornale, che ha sempre scritto che la mia non è satira ma volgarità, si accorge che le battute volgari erano di famosi satirici USA. Invece di ammettere "Ooops, è vero, siamo incompetenti, quella era satira, non volgarità" rigirano la frittata: "Guardate: Luttazzi copia!"
Io lo faccio apposta. Mi diverto così.
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** In quella occasione, Il Foglio parlò della Caccia al Tesoro in un articolo che difendeva la santità di Ferrara dandomi addosso coi soliti argomenti, tanto per cambiare. I giornalisti li leggono, i giornali?
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Il Fatto quotidiano, pubblicando la mia intervista , ha giustamente sintetizzato la parte più tecnica delle mie risposte. La riporto qui.
(…) Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché non esiste messaggio senza contesto. Il contesto guida l’interpretazione, sia inducendo attese che renderanno la battuta più o meno sorprendente, sia aggiungendo significati altri che permettono risate aggiuntive. La battuta di Carlin, citata da me, serve da antitesi come esempio di battuta che la tv trasmetterebbe tranquillamente, a differenza della satira politica del resto del monologo. Nuova risata. Secondo, perché quello che fa scattare la risata non è tanto il contenuto della battuta, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. Infatti quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, la risata non scatta. Ogni modifica tecnica, anche minima, può quindi migliorare una battuta. Ecco perché, se sai che il suono “k” è particolarmente comico (come spiega Neil Simon: “Cocomero fa ridere. Pomodoro non fa ridere.”) ti basta sostituire “mosca” a “falena” per potenziare di gran lunga l’effetto. Quando, nel film sul comico di vaudeville Eddie Foy, James Cagney dice a Bob Hope:”Ehi, questa battuta l’ho detta prima io!”, Bob Hope replica:”Ma io l’ho detta meglio.” Originalità e miglioramento sono valori equipollenti, nell’arte. Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke. (Mi scuso per i tecnicismi che seguono, ma sono necessari.) Una battuta è un micro-racconto, e quindi vanno considerati anche ruoli attanziali e funzione comica. Prendiamo ad esempio la battuta di Emo Philips: La gente mi si avvicina e mi dice:”Emo, davvero la gente ti si avvicina?” Questo enunciato è una battuta perché:
1. la battuta “-Emo, davvero la gente ti si avvicina?-” delinea l’arci-isotopia |insulto| che è allotopica rispetto all’arci-isotopia |domanda| della premessa “La gente mi si avvicina e mi chiede:”
2. la mediazione semantica è sbagliata perché situata solo sul piano dei significanti. Si ride.
Questo joke viene recitato dal comedian Emo Philips con una prosodia rallentata e goffa, gli occhi spalancati e una gestualità bizzarra; i capelli arruffati e gli abiti strambi completano il contesto comunicativo creato dal comedian (effetti semantici del contesto ristretto). Tale contesto aumenta la ridondanza informativa dell’enunciato: la battuta assolve la funzione comica [sono strambo] L’insulto è verso il comedian. (E’ il cosiddetto “comico di carattere”). Terminata la battuta, la risata del pubblico è immediata.
Se però si cambia il contesto comunicativo (es: comedian satirico, stile realistico, prosodia rapida che passa subito alla frase successiva, abito e gesti normali) il pubblico ride con qualche secondo di ritardo, interrompendo la frase successiva del comedian. La latenza diversa dipende da un cambiamento nella funzione del joke: il diverso contesto comunicativo e la modifica dell’allotopia hanno trasformato la funzione comica da [sono strambo] a [siete lenti ] (E’ la classica apostrofe di insulto al pubblico, portata al successo da Plauto.) Vengono modificati cioè ruolo attanziale e funzione comica:
[sono strambo] è sottoclasse di [sono un bambino] (=comicità)
[siete lenti] è sottoclasse di [ho idee pericolose] (=motto di spirito)
Le due versioni, quindi, fanno ridere per due motivi diversi (allomorfismo topologico). Viene così confermata, al livello più profondo, la diversità fra le due battute dell’esperimento, nonostante il testo praticamente identico.
Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti (basta sostituire una parola che attivi isotopie più distanti e l’effetto comico aumenta), sulle figure delle sostanze dell’espressione , sulle figure delle forme dell’espressione, sulle figure della forma del contenuto (nuclei, indizi, informanti: luoghi, oggetti, gesti), sulle figure del tempo, sugli orientamenti semantici del testo, sull'ordine emotivo delle parole eccetera, si capirà perché è più semplice dire “Luttazzi copia!” Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni oltre una certa portata.
Non eri tu che a Radio Deejay avevi detto: “Non mi divertirei a dire battute scritte da un altro”.
Infatti. Per questo, quando le cito, ci lavoro su per i miei studi. Il pubblico è il topolino che metto nel labirinto.
Clinton ammise di aver sbagliato. Berlusconi nega sempre. Scegli la strada del Cavaliere?
Non posso permettermelo, non conosco Ghedini.
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Dall’intervista a GQ (luglio 2010):
Il video “Il meglio (non è) di Luttazzi”, in cui ti si vede riprendere parola per parola molte battute di comici americani, dice il vero? Ci sono delle parti che non corrispondono alla realtà? Ci sono delle manipolazioni?
L’ho visto sommariamente, ma c’è almeno un montaggio diffamatorio, là dove dico "Sono molto orgoglioso di questa battuta" e sembro riferirmi a una di Bill Hicks appena citata. In realtà, se vedi il mio dvd, si capisce benissimo che mi riferisco alla mia battuta principale su Gesù impalato, che il video taglia via. Più in generale, l’attacco diffamatorio esprime una ignoranza totale dei fenomeni semiotici. Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una idiozia da liceale. Sia perché non c’è messaggio senza contesto, sia perché il significato di un testo non è la semplice somma dei significati delle sue singole frasi, sia perché quello che fa scattare la risata non è il contenuto, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. Ogni variazione, anche minima, può influire sull’effetto comico, migliorandolo. Prendi la battuta di Emo Philips “La gente mi avvicina e mi chiede:-Emo, davvero la gente ti si avvicina?-” Proprio grazie ai miei esperimenti sul palco ho dimostrato che se dico la stessa battuta modificando alcuni parametri formali, la battuta fa ridere per un motivo diverso: da insulto al comedian diventa insulto al pubblico. Ovvero si tratta di due battute diverse. E’ un risultato notevolissimo, di cui sono orgoglioso. Faccio notare inoltre che lo stratagemma Bruce funziona come un codice: ogni battuta citata nel testo per quel motivo assume un significato ulteriore. Non è più una semplice battuta, è una trappola, e attiva una satira permanente, di secondo livello, sui tromboni che mi attaccano con pretesti.
Puoi farmi un esempio di una battuta altrui che tu hai preso e migliorato? Qual è il confine tra copiare, plagiare e ri-contestualizzare? Puoi farmi un esempio?
Nessuna di quelle che cito è plagio, sia perchè invito a scoprirle (non è plagio se è dichiarato: è un gioco intellettuale), sia perché si tratta di calchi o di riscritture con variazioni e aggiunte, procedimenti legittimi. Ad esempio la battuta anni ’50 sul tipo che va in pellegrinaggio ad Auschwitz per commemorare il parente morto cadendo dalla torretta. Quando Fini andò ad Auschwitz, commentai l’episodio con un calco di quella battuta. Due anni dopo ci andò Buchanan, e Jay Leno usò quella battuta nello stesso modo. E’ l’arte del comico, anche se la massa non lo sa. Oppure prendiamo la battuta di Carlin sulla falena (moth). Lui ne ricavava una risata. Io tre, grazie sia al nuovo contesto (citata da me, serviva da antitesi come esempio di battuta che la tv trasmetterebbe tranquillamente, a differenza della satira politica del resto del monologo) sia al metaplasmo falena : mosca. Infatti, se sai che il suono “k” è particolarmente comico (lo spiega Neil Simon: “Cocomero fa ridere. Pomodoro non fa ridere.”) ti basta sostituire “mosca” a “falena” per potenziare di gran lunga l’effetto. E’ la tecnica a far scattare la risata, non il contenuto. Non a caso, quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, la battuta non fa ridere. Con mosca, la battuta è finalmente perfetta. Altrove, Carlin dice:”Dio è onnipotente, ma vuole i tuoi soldi.” Io dico:”Dio è onnipotente, ma vuole il tuo 8 per mille” in un contesto in cui parlo della Chiesa cattolica. La battuta diventa una bomba. Per dirla con Cesare Brandi, nessuna parola è uguale a se stessa, in due contesti diversi. A proposito di calchi: gran parte del piacere dei fan di Elio e le Storie Tese sta nel riconoscere i brani musicali citati di nascosto: chi non ha cultura musicale resta escluso da questo divertimento. Se però questi, accortosi dei rimandi, scrivesse un blog dal titolo “Elio copia!” verrebbe preso a ragione per fesso. Idem chi pretendesse che Tarantino mettesse didascalie sotto ogni inquadratura rubata ai maestri. L’arte nasce dall’arte.
Se tu hai usato battute altrui, perché hai criticato chi poi ha preso le tue? In particolare: puoi spiegare come stanno le cose riguardo alla battuta di Carlin sulla mosca che scorreggia? Hai accusato Bonolis di averti copiato quella battuta che, stando al video, sarebbe in realtà di Carlin (e del 1982).
Ho rimproverato a Bonolis una cosa diversa: di avermela “bruciata”. Se io ho una battuta in repertorio e qualcuno la dice in tv prima di me, quella battuta non posso più dirla, in teatro la sanno già, e il mio lavoro di variazione va in fumo. Di recente, Benigni e la Littizzetto hanno detto in tv la mia battuta su Rosi Bindi-Bondi. Io l’avevo già detta a Decameron, l’ho considerato un omaggio.
Pensi che ci sia un tentativo ragionato di screditarti? Se sì, da parte di chi? E perché?
Non è il primo tentativo, non sarà l’ultimo. Ragionato no, ma c’è chi ne approfitta. Da 20 anni, ogni volta che vado in tv e parlo di argomenti vivi, i tromboni mi attaccano sulla forma (“E’ volgare! Insulta!”) pur di non parlare dei temi che sollevo. Con lo stratagemma Bruce si dimostra che gli attacchi sono pretestuosi: non era volgarità, era grande satira. Sputtanati, cambiano l’accusa: “Copia!” Lo faccio apposta, e i loro attacchi confermano la bontà della difesa. E’ davvero così difficile pensare che uno elabori strategie, dato che quelle accuse vengono poi usate per suffragare querele miliardarie? Ovviamente nessuno ha sottolineato l’evidenza emersa: che in Italia tutti i critici tv sono incompetenti in fatto di satira (non vedono la satira neppure se gliela sbatti sotto il naso). L’attacco diffamatorio è poi scontato quando mi attribuisce un moralismo che non mi appartiene, rispetto al quale sarei in contraddizione. Il mio motto, come dico da sempre, è quello di Lenny Bruce: “Io faccio parte della corruzione che metto alla berlina. Sono corrotto come il cardinal Spellman. Ma io non faccio il cardinale.” La satira ne esce rinforzata: la sua verità sta nei fatti raccontati, non nella coerenza di chi li racconta.
Di Daniele Luttazzi il 10 Giu 2010 - 06:47 Aggiungi un commento

caccia al tesoro
          
Da anni, Luttazzi organizza una "caccia al tesoro": dissemina qua e là indizi e citazioni di comici famosi, e i fan devono scoprirli.
All'inizio questa cosa gli serviva come escamotage per dare dell'ignorante a chi lo attaccava sostenendo che la sua non era satira nè faceva ridere: poi i soloni facevano un esempio e quasi sempre il brano che non li faceva ridere era di un comico famosissimo: Bruce, Carlin, Hicks. ( Famosissimo a tutti, tranne che a loro! )
La cosa col tempo è diventata una strizzatina d'occhio ai fan. Una complicità fra appassionati di comicità, come nel jazz quando Fred Hersch inserisce in una improvvisazione una frase di Monk: chi se ne accorge entra a far parte di un circolo di eletti.
Il premio simbolico è un libro di Luttazzi o un suo cd con autografo commemorativo della vincita.
Altri indizi restano ancora nascosti. Quindi, buona caccia!

Caccia al tesoro
          
Da anni, Luttazzi organizza una "caccia al tesoro": dissemina qua e là indizi e citazioni di comici famosi, e i fan devono scoprirli. Questo escamotage nacque come esigenza legale dopo il processo Tamaro: il pretesto delle querele miliardarie, infatti, è che quella di Luttazzi non è satira, ma volgarità e insulto.
Facevano così anche contro Lenny Bruce e Lenny Bruce, per difendersi, cominciò a inserire nei suoi monologhi brani di autori satirici famosi. Vinse così alcuni processi dimostrando che il brano tanto volgare di cui lo accusavano, in realtà era di Aristofane!
Luttazzi ha ripreso lo "stratagemma Bruce": non solo vince le cause miliardarie che gli intentano, ma può togliersi lo sfizio di dare dell'ignorante a chi lo attacca sui giornali sostenendo che la sua non è satira e non fa ridere. Quando i soloni fanno un esempio, quasi sempre il brano che non li fa ridere -sorpresa!- è ripreso da un comico famosissimo: Bruce, Carlin, Hicks. ( Famosissimo per tutti, tranne che per loro! )
Il campo di Luttazzi è minato. Occorre competenza per attraversarlo indenni.
La cosa col tempo è diventata una strizzatina d'occhio ai fan: la caccia al tesoro. Scoprire le mine. Una complicità fra appassionati di comicità, come nel jazz quando Fred Hersch inserisce in una improvvisazione una frase di Monk: chi se ne accorge entra a far parte di un circolo di eletti.
Il premio simbolico è un libro di Luttazzi o un suo cd con autografo commemorativo dell'occasione fausta.
Altre mine restano ancora nascoste. Quindi, buona caccia!
Di lloyd il 9 Giu 2005 - 02:59 Blog di lloyd Aggiungi un commento


Caccia al tesoro

Il successo della “Caccia al tesoro” ( un centinaio di vincitori, fra cui Mauro Madeddu, Sergio Briasco, Davide Prevarin, Angelo Schisa e Davide Bianchi) ha incuriosito molti. Quanti comici nascosti sono già stati scoperti?

Ecco la lista provvisoria:
Steve Allen
Woody Allen
Aristofane
Rowan Atkinson
Clive Anderson
Dave Attell
Ronnie Barker
John Barth
Donald Barthelme
Roseanne Barr
Richard Belzer
Jack Benny
Milton Berle
Sandra Bernhard
Ambrose Bierce
Mike Birbiglia
Joey Bishop
Lewis Black
Jorge Louis Borges
Frankie Boyle
Jo Brand
Lenny Bruce
George Burns
Bill Burr
Aldo Buzzi
Godfrey Cambridge
Cedric the Entertainer
George Carlin
Jimmy Carr
Lewis Carroll
Johnny Carson
Miguel de Cervantes
Dave Chappelle
G.K.Chesterton
Margaret Cho
Andrew Dice Clay
Billy Connolly
Dane Cook
Peter Cook
Tommy Cooper
Bill Cosby
David Cross
Barry Cryer
Billy Crystal
e.e.cummings
Rodney Dangerfield
Bill Dana
Larry David
Jack Dee
Louis De Funes
Ellen DeGeneres
Phyllis Diller
Ken Dodd
Tom Dreesen
Dick Emery
Harry Enfield
Bill Engvall
Lee Evans
Marty Feldman
W.C. Fields
Greg Fitzsimmons
Michel Foucault
Dawn French
Sigmund Freud
Stephen Fry
Carlo Emilio Gadda
Janeane Garofalo
Bobcat Goldthwait
Edmond de Goncourt
Gilbert Gottfried
Tom Green
Dick Gregory
Buddy Hackett
Jack Handey
Ben Hecht
Mitch Hedberg
Bill Hicks
Harry Hill
Frankie Howerd
Richard Ingrams
Eddie Izzard
Henry James
Richard Jeni
James Joyce
Franz Kafka
Gabe Kaplan
Andy Kaufman
Buster Keaton
Sam Kinison
Ernie Kovacs
Paul Krassner
Karl Kraus
Stan Laurel
Carol Leifer
David Letterman
Joe E. Lewis
Richard Lewis
Georg Lichtenberg
Anita Loos
Jon Lovitz
Norm Macdonald
Bill Maher
Merrill Markoe
Don Marquis
Groucho Marx
Dean Martin
Demetri Martin
Steve Martin
Menandro
H.L. Mencken
Paul Merton
Dennis Miller
Larry Miller
Dudley Moore
Alberto Moravia
Robert Musil
Vladimir Nabokov
Kevin Nealon
Ross Noble
Bob Newhart
Conan O’Brien
Patton Oswalt
Dorothy Parker
Andy Parsons
Emo Philips
Tito Maccio Plauto
Thomas Pynchon
Monty Python
Dennis Potter
Marcel Proust
Richard Pryor
François Rabelais
Carl Reiner
Vic Reeves
Brian Regan
Don Rickles
Chris Rock
Joe Rogan
Will Rogers
Jeffrey Ross
Mike Royce
Rita Rudner
William Rushton
Bob Saget
Mort Sahl
J.D.Salinger
Adam Sandler
Robert Schimmel
Ronald Searle
Jerry Seinfeld
William Shakespeare
Garry Shandling
Martin Short
Frank Shuster
Sarah Silverman
Neil Simon
Isaac Bashevis Singer
Red Skelton
Bobby Slayton
Linda Smith
Logan Pearsall Smith
Terry Southern
Laurence Sterne
Tom Stoppard
Igor Stravinsky
Italo Svevo
Wanda Sykes
Publio Terenzio
Dave Thomas
James Thurber
Mark Twain
Kenneth Tynan
Giuseppe Ungaretti
Peter Ustinov
Karl Valentin
Virgilio
Kurt Vonnegut
Jimmie Walker
Max Wall
Evelyn Waugh
Mae West
E.B. White
Oscar Wilde
Billy Wilder
Flip Wilson
P.G. Wodehouse
Steven Wright
W.B. Yeats
Israel Zangwill
Emile Zola
Tanti, ma non ancora tutti. Quindi la caccia è ancora aperta.
Buon divertimento!


Luttazzi copia! ovvero Tecnica della diffamazione moderna per ingenui veri e tonti finti (15 ottobre 2010)

Quanto accanimento, ragazzi. Finirò per montarmi la testa.


Intrighi degli stati combattenti  
2005: racconto su questo blog il gioco che da anni conduco con i fan, una Caccia al tesoro, di cui illustro modi (citazioni da trovare) e motivazioni (stratagemma di Lenny Bruce).
2007: il Foglio commenta la chiusura di Decameron accennando alla Caccia al tesoro: il fatto è noto.
2008: compare su internet un blog anonimo che mi diffama elencando “i plagi di Luttazzi”;
si tratta in realtà di citazioni per la Caccia al tesoro, di calchi e di riscritture con variazioni, ammonticchiati alla rinfusa come in un ossario, a impressionare i bimbi: ma non sono plagi;
citazioni nascoste, calchi e riscritture con variazioni sono, infatti, tecniche legittime, che si imparano frequentando i Grandi (Chaplin, Totò, Lenny Bruce, Woody Allen, Plauto, Shakespeare, Moliere, Mozart, Rossini, Puccini, John Zorn, Picasso, Joyce, Nabokov, Beckett, Barth, Barthelme, Pynchon…).
2010: due mesi dopo il mio successo a Raiperunanotte, che è andato di traverso a molti, qualcuno fa partire la rappresaglia postando su Youtube un video diffamatorio che mostra quelli che il blog del 2008 definiva "i plagi di Luttazzi";
ovviamente il videobiscotto non spiega che sul web la notizia delle battute citate l’ho data io, senza nascondere nulla, 5 anni prima (per questo è diffamazione: se infatti titoli “Caccia al tesoro, ecco quelle che ho trovato”, la diffamazione sparisce; ma con lei, la notizia);
invece, con questa menzogna fondamentale, la notizia diventa appetitosa (“Luttazzi è disonesto!”);
il video anonimo e diffamatorio viene inviato a centinaia di siti web, giornalistici e non;
il Giornale.it si butta a pesce sulla notizia appetitosa, subito imitato da altri quotidiani che abboccano, fra cui l’Unità e Repubblica: la notizia è troppo ghiotta per non farne una scorpacciata;
paraculissimi, titolano “La Rete smaschera Luttazzi”: è una balla, la Rete non ha smascherato una cippa, ma in tal modo possono sparare la notizia appetitosa al riparo da querele;
non verificano la notizia appetitosa prima di stamparla, nè indagano sugli anonimi diffamatori;
pretendono invece da me spiegazioni che sono sul mio blog da 5 anni: una disinformazione che mi colloca automaticamente, senza alcun motivo, sulla scena del crimine.
Insomma, un bocconcino alla Kafka; ed esistono destini più infausti. Ribadisco lo stesso come stanno le cose in due interviste esclusive: al Fatto quotidiano (giugno) e a GQ (luglio);
scrivo anche un post sul blog (“Luttazzi smascherato!”) che non lasci dubbi agli insaziabili;
ma sono tempi che tutto serve, anche una vigliaccata, a far salsiccia;
e così, a fine agosto, arrivano i rinforzi: un equipaggio delle Iene mi fa una imboscata in spiaggia;
domande coatte, cui ho già risposto ampiamente;
ovvero ci fanno;
senonchè nessuno può impormi trattamenti, tanto meno degli scagnozzi di Berlusconi;
non sono la loro scimmietta, non ho commercio con chi disprezzo, e la deportazione mediatica è violenza privata: non mi resta che andarmene, lasciandoli alle loro vite insensate.
A settembre, ItaliaUno vince la propria riluttanza e manda in onda il basso servizio delle Iene sulla notizia appetitosa: l’attribuiscono anche qui alla anonima Rete per evitare querele, e pretendono le solite spiegazioni che ho già dato, così da farmi passare in automatico dalla parte del torto eccetera eccetera.
E’ un mestiere anche questo.
Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. (G.Debord)
L'abuso dell’anonimato in Rete per confezionare attacchi diffamatori (che poi giornali, tv e web amplificheranno con colpevole disinvoltura senza assumersene la responsabilità) mette ogni preda ambita alla mercé dei mascalzoni di turno.
ciao Daniele, ehm non vorrei disturbare di 'sti tempi,
ma volevo accennarti un fatterello: ho un piccolo blog, aperto dall'estate scorsa, di solito ha poche visite (uso Analytics e ahimé lo so); infatti l'unica a commentare, pur rimanendo per lo + anonima, era sempre stata la mia fidanzata, finché ho scritto un post sul maccartismo contro di te: ebbene, per la prima volta ho ricevuto ben 2 commenti - e critici- di nuovi visitatori...e mi è parso un po' strano. Da Analytics ho visto che le visite (6) son state generate da "google" con la parola "luttazzi" e "daniele luttazzi", con - penso - l'opzione di ricerca sui risultati + recenti. Mi sono perciò immaginato un commando che va in giro a cercare le voci discordi a questa ennesima campagna d'odio, un po' alla Pio Pompa o Tavaroli. Be' volevo fartelo sapere. Resisti! 18 Giu 2010 - 01:45
Se la stampa frettolosa fa i lettori ciechi, il web, il suo anonimato, e la sua memoria indelebile favoriscono i linciaggi: dei perfetti ignoranti, incappucciati e mossi da veleno, non fanno in tempo a sputacchiare le loro sentenze dilettantesche che subito si avanzano sgomitando i volontari per le ronde. C’è chi parte con torce, chi con forconi, mentre un altro ha già ingrassato il cappio; e come si irritano, tutti, se non ti spicci a metterci dentro il collo. Comunque vada, la macchia rimarrà sul web per sempre, con buona pace di Beccaria. Youtube come lettera scarlatta.
Fiesta!
Il mio metodo satirico consiste nell’espormi in prima persona per rendere visibili, attraverso le conseguenze, i meccanismi del dominio che coinvolgono tutti. L’agenda di ogni artista, d'altronde, è sempre un’architettura di intenzioni. La sottigliezza intellettuale impone perciò al critico l’esplorazione dei dettagli, delle peculiarità, delle circostanze causali: un esperto non si fa largo con la ruspa, né si inoltra bendato sui cornicioni. L'impossibilità di spiegazioni superficiali alle questioni artistiche diventa però un vantaggio per chi diffama. Se tu dai risposte tecniche sull’arte della satira, replicano che non ci capiscono nulla (incolpano te della propria ignoranza: una fallacia da selvaggi, ma suggestiona i fessi) oppure sublimano lo scorno nello sfottò (che è l’asilo dei balilla); se invece dai risposte puntuali, replicano spostando l’accusa e affastellando gli incidenti: prima, Luttazzi è volgare. (No, quella è satira, e vi dimostro che non avete i titoli per giudicare: siete così incompetenti che non vi accorgete neppure della grande satira americana che vi sbatto apposta sotto gli occhi.) Poi, ah, ma allora Luttazzi copia! (Lo faccio apposta, come ho scritto nel blog anni prima di ogni presunto scoop, e questo ennesimo attacco dimostra la necessità dello stratagemma: pensarmi inconsapevole è forse il maggior torto di tutta la baldraccata.) Poi, ecco, Luttazzi è un bugiardo, quel post è retrodatato! (No, quello è un aggiornamento. In archivio c’è l’originale del 2005.) Infine, eh, però Luttazzi ha rimproverato Bonolis di avergli copiato una battuta che in realtà era di Carlin. (No, di aver bruciato in tv la mia versione di quella battuta, di cui puoi apprezzare la funzione solo se non la espianti dal monologo.)
Come sgomberi le macerie, la fiesta ricomincia:
On. Enzo Carra (UDC): “Ricordo che dalla televisione alcuni comici sono stati liquidati, messi da parte, per aver bestemmiato. Uno è stato Luttazzi.” (RaiNews, 1 ottobre 2010)
Maria Grazia Cucinotta: “A Raiperunanotte c’era un signore, Luttazzi, che ha preso in giro tutti gli italiani, una cosa molto offensiva e volgarissima di cui mi vergogno.“ (RadioDue, 5 ottobre 2010)
Tutto questo accanimento per un monologo di 15 minuti sull’inculata! Che Paese di repressi. La prossima volta mi toccherà fare di peggio.
p.s.: la generosità con cui molti di voi, durante l’ordalia, hanno cercato di spiegare ai densi l’ambaradan, vi fa onore e mi commuove, ma non è saggia: chi ha la testa dura è perso in partenza, non lo convincerete mai. Il metodo dei diffamatori è non sentir ragioni e ripetere la litania: sanno che chi è sveglio, dopo un po' comunque si stufa e gli lascia campo libero, mentre la calunnia è un gas che intontisce gli sprovveduti con facilità. L'alternativa sarebbe postare su tutto il web senza interloquire, a batteria, come fanno loro; ma i birboni sono un contingente nevrotico che ha un obbiettivo e del tempo da perdere; voi, per fortuna, avete di meglio da fare che replicare ai trolls. Usare l'URL di questo post come risposta rapida sarà un fanculo più che sufficiente. A bientot!


Di Daniele Luttazzi il 15 Ott 2010 - 10:37 Blog di Daniele Luttazzi



*  A proposito del mio monologo a Raiperunanotte:
1) Per tutta la durata del monologo, lo share di Raiperunanotte raddoppiò, balzando dall'8 al 16%; ma nessun giornale ne riferì, censurando il dato clamoroso. In aggiunta, Repubblica definì il monologo una "caduta di gusto", l'Unità mi diede del maschilista (Lidia Ravera) e arrivò a sostenere che ero come Berlusconi (Francesco Piccolo), mentre il Corriere della sera titolò: "Luttazzi incita all'odio".
2) Il primo video di quel monologo totalizzò su Youtube più di 800mila download. In un giorno solo! Non solo nessun giornale diede la notizia, ma dopo tre giorni quel video venne rimosso senza motivo. 
3) Nessun giornale, del resto, aveva riportato la frase con cui Santoro, in conferenza stampa, annunciò la serata: "Il clou sarà l'intervento di Daniele Luttazzi". Accortosi della censura selettiva, Santoro ripetè la frase nella seconda conferenza stampa una settimana dopo. Anche questa volta i giornali la ignorarono. Damnatio memoriae.
E un altro pezzo del puzzle è sistemato.